Chiodi e martello

17 aprile 2010

Quando compro un libro di saggistica, prima si sistemarlo sulla pila d’attesa, leggo l’introduzione o, se non c’è, le prime pagine. Ricavandone anzitutto

1. Quel sentimento molto duro da estirpare di essere una persona migliore soltanto per il fatto di aver comprato quel libro e di avere intenzione di leggerlo. C’è voluto un po’ per isolare il virus, in modo da riconoscerlo all’istante; ci vorrà molto per debellarlo perché l’immunità è una lunga strada. Come lunga è la strada per liberarsi di quell’ottusità che mi riconosco quando sto lì a lucidare le mie preferenze come se fossero le medaglie da appuntare sulla divisa in vista della parata. Chiarito questo, posso passare a

2. La valutazione il più possibile oggettiva delle parole che ho letto, per stabilire infine

3. L’utilità che potrà avere quella lettura. Quando compro un martello non posso provarlo prima, piantando alcuni chiodi nelle pareti del negozio. Lo valuto, facendo tutto quello che si può fare tranne usarlo per la sua funzione specifica. Poi, a casa, pianto un chiodo e mi dico: sì, sembra proprio quello di cui avevo bisogno. (Ci sarebbe il problema della mano che regge il martello, ma quella è sempre la stessa, più o meno, e il discorso si complicherebbe troppo.) Il risultato, nei casi migliori, è

4. Una promessa: quel libro sarà un nuovo martello per piantarmi qualche bel chiodo in testa e farne uscire dei comportamenti, per quanto piccoli e irrilevanti possano essere.

(Nota. Si potrebbe obiettare: perché non te la leggi in libreria l’introduzione? Perché in libreria prevalgono le dinamiche del punto 1 e il puro piacere dell’acquisto.)