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11 luglio 2010

Volevo fare una cosa e non potevo farla qui.
Così, la tabaccheria ha cambiato insegna e si è trasferita qui.
Vediamo un po’.

Z., Robert, Caputo & Abruscato arrivano from Brooklyn e un giorno del 1993 portano dentro uno studio una manciata di canzoni, dopo averle suonate per almeno quattro anni in quei posti dove è meglio stare attenti a come agiti il manico della chitarra se non vuoi spaccare la testa ai kidz. Nasce River Runs Red (RRR), piccolo culto sotterraneo che non muore, concept album sincero e diretto come piace ai metallers, arredato e corredato con i riff che vogliamo, dimostrazione sul campo di come si possa cambiare tempo in un brano di meno di tre minuti, ma soprattutto, forse, micidiale macigno piazzato (dai fan?) sulla schiena di Caputo, che per oltre quindici anni prova a liberarsene, solo per ritrovarselo di nuovo addosso e immolarsi sul suo altare. Sì, perché RRR, nonostante la rabbia e la competenza del trio di base, è tutto nella voce di Keith Caputo, fragilissima e dirompente, disperata e commossa, sempre sul punto di rompersi (cosa che avviene regolarmente dal vivo – e bisogna essere di pietra per non capire il dramma senza tempo di un cantante stritolato in mezzo a chi deve far correre soltanto cuore e muscoli) e sempre rinata. Un baritono condannato dal suo demone e dal suo passato a cantare da tenore, e a farci stringere i pugni e sanguinare insieme a lui: «The river runs red and I think I’m dying»…

Life of Agony, River Runs Red, The All Blacks / Roadrunner 1994 (Josh Silver produxit).