Alabama Thunderpussy (Metallo pensante #20)

17 giugno 2010


Già il nome, si deve ammettere, fa simpatia. Le non molte foto che circolano confermano poi l’alto tasso di «ruspanza» che si ritrova nella loro musica (una menzione al chitarrista Erik Larson, che suona quasi sempre imbozzolato nella sua barba e nei suoi capelli). Ruspanti, forse, di certo non sprovveduti. Un bel po’ di stoner, una punta di hardcore, molto sludge e contorno southern condito al doom: le etichette oscillano nel corso delle uscite, dal 1998 al 2008, quando «after much deliberation and thoughtful discussion, we have decided to end the band» (una frase che induce il metallaro allo struggimento). Io li ricordo e li onoro perché, nei momenti migliori (non pochi), sono pesantissimi, si caricano sulle braccia un massa di accordi debordanti, di riff grossi e spessi, e li tengono miracolosamente in movimento. Sono lì, uniti, molto vicini (palchi piccoli…), e a ogni canzone sollevano da terra quel sacco che sembra inchiodato al suolo e se lo mettono in spalla. Non sono caccia, gli ATP, in cerca di evoluzioni da bocca aperta, sono bombardieri – lenti, carichi e pazienti, e capaci di raderti al suolo.

Alabama Thunderpussy, Staring at the Divine, Relapse 2002.

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2 Responses to “Alabama Thunderpussy (Metallo pensante #20)”

  1. cybergerac Says:

    ATP è un acronimo bellissimo 😀


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