Anton Bruckner non è frequentatissimo nei programmi orchestrali di oggi, schiacciato com’è tra Brahms e Mahler. Chi lo ama, raramente lo fa in maniera scomposta e spesso fa riferimento o alla storia della musica o a esecuzioni un po’ esoteriche. Per me è il «nonno Anton», dal quale torno sempre volentieri e la cui musica, soprattutto le sinfonie, è un pozzo senza fondo. Si perdoni il titolo snob.
Il merito, di tutto, è di my Catriona. Si perdoni l’autoreferenzialità.
O, Perché non possiamo non dirci metallari. Pare che l’heavy metal possa piacere, se proprio deve, soltanto quando si è adolescenti. Sarà.
